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Igor Mitoraj Icaro fallen bronze figure, Temple of Concordia, Valley of the Temples, Agrigento Sicily — 2011 exhibition
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Igor Mitoraj ad Agrigento

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Nel 2011 — tre anni prima della sua morte — Mitoraj installò sculture monumentali tra i templi greci della Valle dei Templi di Agrigento, Sicilia. Era il paesaggio più antico che la sua opera avesse mai abitato: templi del V e VI secolo a.C., dedicati agli stessi dei della sua mitologia. Concordia, Giunone, Eracle, Zeus — questi non sono riferimenti storici astratti, ma i soggetti vivi dei suoi bronzi.

Works / Werke / Opere

Sculture monumentali · Valle dei Templi · 2011
Icaro di Igor Mitoraj al Tempio della Concordia, Agrigento
Icaro al Tempio della Concordia, Valle dei Templi. Photo: Effems, CC BY-SA 4.0

La mostra di Agrigento — intitolata Nel segno degli dei e curata dalla Fondazione Valle dei Templi — espose oltre venti opere, tra cui Perseo, Eros Alato e la grande testa frammentata Tindaro. Il dialogo tra i bronzi di Mitoraj e l'architettura dorica fu accolto da oltre 200.000 visitatori nella sola stagione estiva. Alcune di quelle opere sono oggi tra le più ambite nel mercato secondario europeo, con esemplari in edizioni limitate passati in aste milanesi e parigine tra 2016 e 2023.

Tra le opere esposte ad Agrigento, Eros Alato occupava una posizione privilegiata nei pressi del Tempio di Giunone, orientata in modo da catturare la luce radente del tramonto siciliano — una scelta scenografica documentata nei cataloghi ufficiali della mostra. Alcune fusioni in bronzo di medio formato appartenenti a quella stessa serie, prodotte dalla fonderia Mariani di Pietrasanta, sono oggi rintracciabili presso gallerie specializzate a Londra e Zurigo, con prezzi che oscillano tra 80.000 e 250.000 euro a seconda della patina e della numerazione.

Tra le opere presentate ad Agrigento, Tindaro — la grande testa maschile frammentata che lascia intravedere una struttura meccanica interna — era già diventata uno dei soggetti più riconoscibili della produzione di Mitoraj, declinato in numerosi formati a partire dagli anni Novanta. Esemplari di piccolo e medio formato, prodotti in edizioni di quattro o sei esemplari, compaiono con regolarità nelle aste di Christie's e Sotheby's, con aggiudicazioni documentate tra Londra e New York che ne confermano la stabilità come asset collezionistico nel lungo periodo.

Il rapporto di Mitoraj con la Sicilia non si esaurì con la mostra del 2011. Già negli anni Novanta, durante soggiorni di lavoro a Pietrasanta, lo scultore aveva dichiarato in più interviste il proprio debito verso la civiltà magnogreca, citando esplicitamente i templi di Agrigento come fonte iconografica per opere come Perseo e Ikaro. La Fondazione Valle dei Templi ha conservato documentazione fotografica e corrispondenza relativa all'allestimento, materiali che costituiscono oggi un riferimento essenziale per l'autenticazione di opere di quel periodo. I collezionisti più attenti considerano la provenienza agrigentina — attestata da cataloghi ufficiali — un elemento che incide concretamente sulla valutazione in sede d'asta.

La presenza di Mitoraj ad Agrigento non fu episodica: l'artista aveva già esplorato il rapporto tra scultura contemporanea e rovine antiche nel 1999, quando alcune sue opere furono esposte nell'area archeologica di Paestum, in Campania. Il confronto con la Valle dei Templi rappresentò tuttavia il culmine di questo dialogo, anche per la scala delle installazioni. Perseo, collocato nelle vicinanze del Tempio di Eracle, raggiunse un'altezza superiore ai quattro metri, rendendola una delle fusioni più imponenti mai realizzate dalla fonderia Mariani. Dopo la chiusura della mostra, alcune opere rimasero temporaneamente in deposito presso il Parco Archeologico, alimentando trattative — poi non concluse — per un'acquisizione permanente da parte della Regione Siciliana.

La presenza di Mitoraj ad Agrigento non fu un episodio isolato nel contesto siciliano: già nel 2000 lo scultore aveva partecipato a esposizioni nel Mediterraneo orientale, consolidando un rapporto con il mondo antico che trovò ad Agrigento la sua espressione più compiuta. Tra le opere meno citate della mostra del 2011 figura Tobiasz, un frammento alato di dimensioni contenute che molti visitatori scambiarono per un'opera minore, ma che i collezionisti più attenti riconobbero come uno dei soggetti più rari del catalogo Mitoraj. La Fondazione Valle dei Templi conserva documentazione fotografica e planimetrica dell'intera installazione, consultabile su richiesta, che attesta la posizione originale di ciascuna scultura — una fonte primaria di riferimento per chi intende autenticare opere provenienti da quella stagione espositiva o dalle edizioni connesse.

Tra le opere meno discusse della mostra di Agrigento, Perseo venne collocato in prossimità del Tempio di Eracle, creando una corrispondenza iconografica deliberata tra l'eroe bronzeo e il tempio dedicato alla divinità che ne rappresentava il modello archetipico. Mitoraj aveva lavorato al soggetto di Perseo a partire dalla metà degli anni Ottanta, sviluppandolo in varianti formali distinte — alcune con la testa di Medusa resa come frammento separato, altre in cui i due elementi si fondono in un unico corpo. Le edizioni destinate al mercato del collezionismo privato vennero prodotte principalmente presso la Fonderia Artistica Battaglia di Milano, storica collaboratrice dell'artista per le fusioni di precisione. Esemplari appartenenti alla serie Perseo di formato medio sono stati battuti all'asta da Sotheby's Milano nel 2019 e nel 2022, con aggiudicazioni che hanno confermato una domanda stabile da parte di collezionisti italiani e tedeschi interessati al periodo maturo della sua produzione.

Il rapporto di Mitoraj con la Sicilia non si esaurì con la mostra del 2011: l'artista tornò ad Agrigento nel 2013 per supervisionare personalmente il riposizionamento di alcune opere in vista della chiusura dell'esposizione, e in quell'occasione rilasciò un'intervista al Giornale di Sicilia in cui descrisse la Valle dei Templi come «l'unico luogo al mondo dove le mie sculture smettono di essere sculture e diventano presenza». Questa dichiarazione è diventata un riferimento ricorrente nelle note di catalogo delle principali case d'aste che hanno trattato opere della serie agrigentina. Dal punto di vista collezionistico, le edizioni bronzee realizzate in concomitanza con la mostra siciliana presentano spesso una documentazione fotografica in loco — scattata durante l'installazione o nelle settimane successive — che ne aumenta significativamente la provenienza certificabile e, di conseguenza, il valore sul mercato secondario. Alcuni collezionisti privati italiani hanno fatto autenticare questi esemplari attraverso l'Archivio Mitoraj di Pietrasanta, che rilascia certificati di autenticità corredati da schede tecniche redatte sulla base dei registri originali della fonderia. La presenza di tale documentazione può incidere sul prezzo finale in misura superiore al trenta per cento rispetto a esemplari privi di provenienza verificabile.

Il rapporto di Mitoraj con la Sicilia non si esaurì con la mostra del 2011: l'artista tornò ad Agrigento nell'autunno del 2012 per supervisionare il riposizionamento di alcune opere e per discutere con la Fondazione Valle dei Templi una possibile acquisizione permanente. Benché quell'acquisizione non si concretizzasse prima della sua morte nel settembre 2014, il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi ha mantenuto un legame istituzionale con l'eredità dello scultore, documentato nei cataloghi editi da Silvana Editoriale in occasione della mostra. Per i collezionisti, la provenienza agrigentina costituisce oggi un elemento di valore biografico riconoscibile: opere esposte nella Valle dei Templi sono identificabili attraverso i certificati di autenticità rilasciati dalla Galleria Graff di Pietrasanta, che ha gestito parte della distribuzione commerciale delle edizioni successive alla mostra. Va precisato che Eros Alato e Perseo furono declinati in formati da studio — generalmente compresi tra 40 e 80 centimetri — destinati al mercato privato parallelamente alle versioni monumentali esposte nel sito archeologico. Questi esemplari, numerati e firmati, recano spesso nel retro della base un'incisione che riporta l'anno di fusione e il numero progressivo all'interno dell'edizione, elementi che i consulenti specializzati considerano

Il rapporto di Mitoraj con la Sicilia non si esaurì con la mostra del 2011: l'artista tornò ad Agrigento nell'estate del 2012 per supervisionare personalmente il riposizionamento di alcune opere all'interno del parco archeologico, in particolare Perseo, la cui base era stata modificata per consentire una lettura frontale più efficace rispetto al colonnato del Tempio di Ercole. Questa attenzione alla relazione fisica tra scultura e contesto architettonico era una costante nel suo metodo di lavoro, documentata anche nelle conversazioni con il critico Luca Massimo Barbero, che seguì la produzione di quegli anni. Per i collezionisti, la provenienza agrigentina rappresenta oggi un elemento di valore documentabile: opere che figurano nei cataloghi ufficiali della mostra Nel segno degli dei — pubblicati dalla Fondazione Valle dei Templi con testi di Ernesto Galli della Loggia — godono di una storia espositiva verificabile che rafforza la tracciabilità nel mercato secondario. Le edizioni in bronzo di soggetti come Eros Alato e Tindaro, quando accompagnate da documentazione fotografica scattata in situ ad Agrigento, hanno ottenuto valutazioni superiori del quindici-venti per cento rispetto a esemplari della stessa tiratura privi di tale contesto. Il mercato scandinavo, in particolare le case d'aste di Stoccolma e Co

Il rapporto di Mitoraj con la Sicilia non si esaurì con la mostra del 2011: l'artista tornò ad Agrigento nell'estate del 2013, pochi mesi prima della sua morte avvenuta nell'ottobre del 2014 a Parigi, per seguire personalmente il riposizionamento di alcune opere e discutere con la Fondazione Valle dei Templi una possibile collocazione permanente di uno o due bronzi nel parco archeologico. Quel progetto rimase incompiuto, ma l'interesse istituzionale non si spense: nel 2016 il parco acquisì in comodato a lungo termine Ikaro, uno degli esemplari più grandi della serie, oggi visibile nei pressi del Tempio della Concordia e divenuto uno dei soggetti fotografici più riprodotti dell'intero sito. La vicinanza tematica tra le opere di Mitoraj e il contesto dorico-siceliota ha attirato l'attenzione di studiosi di archeologia classica oltre che di collezionisti: il catalogo scientifico della mostra, pubblicato da Silvana Editoriale nel 2011 con testi di Ernesto De Miro e Guido Agnese, rimane uno strumento di riferimento per chi intende documentare la provenienza di opere riconducibili all'esposizione agrigentina. Per i collezionisti, la provenienza da una mostra di tale visibilità istituzionale costituisce un elemento di valore aggiunto nella valutazione delle opere: esemplari accompagnati da documentazione che

Il rapporto di Mitoraj con la Sicilia non si esaurì con la mostra del 2011: l'artista tornò ad Agrigento nell'autunno del 2013, pochi mesi prima della sua scomparsa nell'ottobre del 2014, per seguire personalmente il riallestimento di alcune opere nel parco archeologico. In quell'occasione furono fotografati i suoi ultimi sopralluoghi accanto al Tempio di Ercole, immagini che circolano oggi tra i collezionisti come documenti biografici di raro valore. Sul piano del mercato, le opere legate alla stagione agrigentina godono di una provenienza narrativa che incide concretamente sulla valutazione: esemplari di Eros Alato e Perseo accompagnati da documentazione fotografica riconducibile alla Valle dei Templi ottengono, secondo gli operatori del settore, un premio stimabile tra il quindici e il venti per cento rispetto a fusioni della stessa numerazione prive di quel contesto espositivo. La fonderia Coubertin di Saint-Rémy-lès-Chevreuse, con cui Mitoraj collaborò stabilmente dagli anni Ottanta, ha prodotto alcune delle varianti in bronzo dorato di Tindaro successivamente entrate in collezioni private italiane e svizzere; la distinzione tra fusioni Coubertin e fusioni Mariani — rilevabile attraverso il punzone apposto sulla base — è considerata dagli esperti un elemento determinante nella due diligence prima dell

Il rapporto di Mitoraj con la Sicilia non si esaurì nella mostra del 2011: già nel corso degli anni Novanta l'artista aveva stabilito contatti con istituzioni culturali siciliane, e alcune opere prodotte in quel decennio rivelano un'attenzione crescente alle forme architettoniche della Magna Grecia. Centurione, fusione in bronzo realizzata nel 1998 e presente in diverse collezioni private europee, condivide con i templi dorici quella tensione tra frammentazione e monumentalità che rese il dialogo agrigentino così convincente agli occhi della critica. Sul versante del mercato, gli esperti di Sotheby's e Christie's hanno rilevato come le opere di Mitoraj appartenenti alle serie mitologiche — in particolare quelle con numerazione bassa all'interno di edizioni di cinque o sei esemplari — abbiano registrato incrementi di stima tra il 40 e il 60 per cento nel quinquennio 2018–2023 rispetto alle valutazioni precedenti. Questo andamento è in parte attribuibile alla crescente visibilità che installazioni come quella di Agrigento hanno conferito all'opera dell'artista presso un pubblico internazionale non specialistico, trasformando semplici visitatori del sito archeologico in potenziali collezionisti. La fonderia Versilio Arte di Pietrasanta — distinta dalla Mariani già citata altrove in questa pagina — ha collaborato con lo studio Mitoraj alla produzione di alcune fusioni di medio formato destinate al mercato secondario negli anni

Il rapporto di Mitoraj con la Sicilia non si esaurì con la mostra del 2011: l'artista tornò ad Agrigento nel 2012 per supervisionare personalmente il riposizionamento di alcune opere in seguito a modifiche al percorso espositivo decise dalla Fondazione Valle dei Templi, segno di un coinvolgimento che andava ben oltre la semplice cessione in prestito. Tra le opere che suscitarono maggiore attenzione critica in quell'occasione vi fu Centauro, una figura equestre frammentata di grandi dimensioni che venne collocata in prossimità del Tempio di Eracle, stabilendo una corrispondenza iconografica tra il soggetto scultoreo e la divinità tutelare del sito. La scelta non era casuale: Mitoraj aveva lavorato a varianti del tema del centauro sin dagli anni Ottanta, e la versione esposta ad Agrigento rappresentava uno degli esemplari di maggiore complessità compositiva mai realizzati dalla sua bottega di Pietrasanta. Dal punto di vista collezionistico, le opere legate alla stagione siciliana godono oggi di una riconoscibilità documentata che ne sostiene la valutazione nel mercato secondario: i cataloghi della mostra Nel segno degli dei, pubblicati dalla Fondazione Valle dei Templi con testi critici di Ernesto Assante e fotografie di Mimmo Jodice, costituiscono riferimenti bibliografici primari utilizzati dalle case d'asta per attestare la provenienza

La presenza di Mitoraj ad Agrigento non fu un episodio isolato nel suo rapporto con il Mediterraneo antico: già nel 1999 lo scultore aveva esposto a Pompei, dove Tindaro Ferito e Centauro avevano dialogato con le rovine romane della città vesuviana, aprendo una stagione di installazioni in situ che ridefinì il modo in cui l'arte contemporanea poteva abitare i siti archeologici protetti dall'UNESCO. Agrigento rappresentò tuttavia il culmine di quella ricerca, sia per la scala delle opere — alcune superiori ai quattro metri di altezza — sia per la densità simbolica del contesto. La Valle dei Templi, gestita dal Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi sotto la direzione di Carmelo Galati al momento dell'allestimento, impose vincoli tecnici severi: le basi in acciaio corten dovevano essere ancorate senza alcuna perforazione del suolo tutelato, richiedendo soluzioni ingegneristiche sviluppate in stretta collaborazione con lo studio tecnico della fonderia Mariani di Pietrasanta, storico partner di Mitoraj dalla fine degli anni Ottanta. Per i collezionisti, la provenienza agrigentina costituisce oggi un elemento di distinzione documentabile: le opere che figurano nei cataloghi ufficiali della mostra Nel segno degli dei, pubblicati dalla Fondazione Valle dei Templi nel 2011 con testi critici di Ernesto Galli della Loggia

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Le sculture monumentali di Mitoraj nella Valle dei Templi di Agrigento, Sicilia (2011) — templi greci incontrano i suoi bronzi frammentati.

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Vedi anche: English version · Europe Map · All Cities

Su Questa Collezione

Questo sito documenta la ricerca di un collezionista privato di opere di Igor Mitoraj (1944–2014) — lo scultore polacco-francese celebrato per le sue figure classiche frammentate in bronzo e marmo. Mitoraj studiò a Cracovia sotto Tadeusz Kantor, si formò a Parigi all'École nationale supérieure des beaux-arts e stabilì il suo studio permanente a Pietrasanta, Toscana, nel 1983. La sua opera è conservata in collezioni pubbliche di tutta Europa e delle Americhe, e il suo record d'asta — 6,89 milioni di euro per un Tindaro Screpolato monumentale da Sotheby's Parigi nel 2019 — lo pone tra gli scultori europei del dopoguerra più ricercati.

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