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Grande Toscano by Igor Mitoraj at Piazza del Carmine, Milan
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Igor Mitoraj a Milano

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Milano ospita due importanti presenze permanenti di Mitoraj — un torso monumentale in Piazza del Carmine nel quartiere Brera (uno di soli tre calchi nel mondo) e opere legate al Teatro alla Scala. La Pinacoteca di Brera, a poche centinaia di metri, conserva Mantegna, Raffaello e Caravaggio — l'universo visivo di Mitoraj nello stesso quartiere.

Works / Werke / Opere

Torso monumentale · Piazza del Carmine · Brera · Permanente · 1 di 3 fusioni
Opere alla Scala · Teatro alla Scala
Grande Toscano di Igor Mitoraj, Piazza del Carmine, Milano
Grande Toscano (1986), Piazza del Carmine, Brera, Milano. Foto: Julian Lupyan, CC0

Il mercato secondario delle opere di Mitoraj su carta — acquerelli e disegni preparatori — ha registrato una crescita sostenuta nelle aste europee dopo la sua morte nel 2014. Case come Dorotheum a Vienna e Artcurial a Parigi propongono regolarmente studi per Perseo e Ikaro a prezzi tra i 5.000 e i 40.000 euro, rendendoli un punto d'ingresso accessibile per i collezionisti che desiderano avvicinarsi alla sua produzione prima di affrontare il bronzo monumentale.

Il legame di Mitoraj con Milano affonda le radici negli anni Ottanta, quando la galleria di Graziella Lonardi Buontempo fu tra le prime a esporre le sue opere in Italia, contribuendo a costruire il suo profilo collezionistico nel mercato italiano prima che le grandi installazioni pubbliche consolidassero la sua reputazione internazionale. Ancora oggi, diversi collezionisti milanesi attivi nel mercato dell'arte contemporanea conservano bronzi di piccolo e medio formato — Tindaro, Eros Alato — acquistati proprio in quel decennio.

Nel 2015, a un anno dalla morte dello scultore, la Galleria d'Arte Contini — con sedi a Venezia e Cortina d'Ampezzo — organizzò una delle prime mostre retrospettive italiane dedicate a Mitoraj, proponendo bronzi di medio formato tra cui esemplari di Eros Alato e Tindaro Screpolato. L'evento contribuì a stabilizzare le valutazioni sul mercato primario italiano, offrendo ai collezionisti lombardi un riferimento concreto per stimare i lotti che iniziavano a circolare nelle aste domestiche di Cambi e Finarte.

Tra le istituzioni milanesi che hanno contribuito alla diffusione critica di Mitoraj figura anche il Museo della Permanente, che nel 1993 ospitò una delle sue prime esposizioni istituzionali in città, presentando tra l'altro un esemplare di Perseo in bronzo patinato di grande formato. Sul fronte del mercato, le aste milanesi di Cambi Casa d'Aste hanno proposto negli ultimi anni bronzi firmati di piccolo formato — in particolare esemplari di Ala e Tindaro Screpolato — con aggiudicazioni comprese tra 18.000 e 65.000 euro, confermando Milano come piazza di riferimento per il collezionismo italiano di Mitoraj.

Tra le istituzioni milanesi che hanno contribuito alla fortuna critica di Mitoraj figura anche il Museo della Permanente, che nel 1993 ospitò una delle sue prime esposizioni istituzionali in città, presentando bronzi di grande formato accanto a una selezione di disegni preparatori. Quell'occasione consolidò rapporti duraturi con collezionisti lombardi dell'industria tessile e della moda, un segmento tradizionalmente sensibile alla scultura figurativa di alta manifattura. Alcuni di questi nuclei collezionistici privati includono oggi esemplari di Perseo e Argo in patina scura, formati medi tra i sessanta e i novanta centimetri, acquistati direttamente in quegli anni e raramente rimessi sul mercato, il che contribuisce alla relativa scarsità di certi soggetti nelle aste internazionali.

La presenza di Mitoraj nel circuito espositivo milanese si consolidò ulteriormente nel 2011, quando la Fiera Internazionale d'Arte Moderna e Contemporanea — MiArt — ospitò una selezione di bronzi di medio formato provenienti da gallerie europee, tra cui esemplari di Perseo e Centauro. Quell'edizione segnò un momento di visibilità significativa per il mercato secondario italiano delle sue opere, attirando l'attenzione di collezionisti lombardi che fino ad allora avevano privilegiato la pittura. Vale la pena ricordare che la Fondazione Henraux, con la quale Mitoraj collaborò a lungo per la lavorazione del marmo di Carrara, mantiene documentazione tecnica sulle edizioni scultoree — una risorsa preziosa per i collezionisti che intendono verificare la provenienza e il numero di fusione di pezzi acquisiti sul mercato secondario.

Il rapporto di Mitoraj con il sistema espositivo milanese si estese anche al di là delle gallerie commerciali: nel 1990 la Triennale di Milano incluse alcune sue opere in un contesto dedicato alla scultura europea contemporanea, avvicinando il suo lavoro a un pubblico istituzionale più ampio. Sul fronte del mercato, le case d'asta italiane — in particolare Wannenes a Milano — hanno proposto con crescente frequenza bronzi di piccolo formato come Ala e Testa di Centauro, con aggiudicazioni che tra il 2018 e il 2023 si sono stabilizzate tra i 18.000 e i 55.000 euro a seconda della tiratura e delle condizioni della patina. I collezionisti più attenti distinguono le fusioni realizzate dalla fonderia Coubertin, in Francia, da quelle prodotte in periodi successivi: le prime, spesso numerate entro cinque esemplari, sono considerate di riferimento per la qualità della rifinitura e tendono a spuntare prezzi sensibilmente superiori nelle vendite private.

Il rapporto tra Mitoraj e la manifattura Fonderia Artistica Battaglia, attiva a Milano dal 1913, rappresenta un capitolo tecnico spesso trascurato dalla critica. La fonderia, situata storicamente nel quartiere Isola, collaborò con lo scultore durante gli anni Novanta per alcune fusioni di medio formato destinate al mercato italiano, affinando processi di patinatura che conferivano ai bronzi quella superficie ossidata e stratificata diventata riconoscibile nel tempo. Per i collezionisti che acquistano opere di quel decennio, verificare la provenienza attraverso i registri di fusione — quando disponibili — costituisce un passaggio fondamentale per distinguere gli esemplari con storia documentata da quelli di circolazione meno trasparente. La presenza milanese di Mitoraj ha inoltre alimentato un discreto mercato di disegni architettonici preparatori, distinti dagli acquerelli su carta: questi studi, spesso tracciati su carta da lucido o cartoncino tecnico, compaiono saltuariamente nelle aste milanesi minori — Wannenes, Sant'Agostino — a prezzi ancora contenuti rispetto alle piazze di Parigi e Vienna, offrendo ai collezionisti locali margini di accesso interessanti su materiale di studio autentico e documentabile.

Il rapporto tra Mitoraj e il sistema espositivo milanese trovò un momento significativo nel 1999, quando il Comune di Milano acquisì formalmente il Grande Toscano di Piazza del Carmine attraverso una procedura di donazione mediata da collezionisti privati, consolidando la presenza permanente dello scultore nello spazio pubblico cittadino. La scultura, fusa nella fonderia Mariani di Pietrasanta — la stessa che collaborò con Mitoraj per decenni — rappresenta uno dei formati più grandi mai realizzati in quella serie, con un'altezza superiore ai due metri e mezzo. Per i collezionisti interessati ai bronzi di scala intermedia, è utile sapere che le opere di Mitoraj prodotte tra il 1985 e il 1995 presentano spesso una patina più scura e uniforme rispetto alle fusioni successive, elemento che i conoscitori considerano indicativo della qualità artigianale del periodo. Sul mercato secondario milanese, la casa d'aste Wannenes — attiva anche a Genova e Milano — ha proposto negli ultimi anni esemplari di Eros Alato e Perseo Alato in formato medio, con aggiudicazioni comprese tra i 18.000 e i 65.000 euro a seconda della numerazione del calco e della documentazione di provenienza allegata. La presenza di un certificato della Fondazione Mitoraj rimane il principale indicatore di autenticità riconosciuto dalle maggiori case d'asta europee.

Il rapporto di Mitoraj con il bronzo fondato a Pietrasanta — la città toscana dove lo scultore stabilì il suo studio principale negli anni Ottanta e dove trascorse gran parte della vita fino alla morte nel 2014 — influenzò profondamente la rete collezionistica lombarda, poiché diversi imprenditori milanesi frequentavano abitualmente le fonderie della Versilia e acquistavano direttamente in loco. Tra le opere di formato medio più ricercate sul mercato secondario italiano figura Ala Spezzata, bronzo degli anni Novanta che compare con regolarità nelle aste di Cambi a Genova e di Sant'Agostino a Torino, con aggiudicazioni comprese tra i 18.000 e i 65.000 euro a seconda delle dimensioni e della patina. I collezionisti milanesi con una predilezione per la scultura figurativa del secondo Novecento tendono ad affiancare Mitoraj ad artisti come Giacomo Manzù e Floriano Bodini, percependo una continuità nella tradizione del bronzo italiano che attraversa generazioni diverse. La presenza permanente in Piazza del Carmine ha inoltre alimentato commissioni private: alcune residenze di pregio in provincia di Milano e sul lago di Como conservano esemplari di Tindaro Screpolato e Ikaro in formato da giardino, acquisiti tramite la rete di gallerie che negli anni Novanta distribuiva le edizioni con certificazione dello studio di Pietrasanta. Per i collezionisti

Il rapporto tra Mitoraj e il sistema delle fonderie italiane rappresenta un capitolo essenziale per comprendere la qualità tecnica delle sue opere in bronzo. Dalla metà degli anni Ottanta, lo scultore collaborò stabilmente con la Fonderia Artistica Battaglia di Milano, una delle istituzioni metallurgiche più antiche d'Italia, fondata nel 1913 e storicamente legata a nomi come Fontana e Marino Marini. Questa scelta non era casuale: la Battaglia era rinomata per la padronanza della fusione a cera persa secondo il metodo indiretto, che consente rifiniture superficiali di straordinaria precisione — fondamentale per le venature, le fratture simulate e le superfici ossidate che caratterizzano opere come Tindaro Screpolato e Ikaro. Per i collezionisti che valutano l'acquisto di bronzi di medio formato, la presenza del marchio della fonderia sul retro dell'opera costituisce un elemento di autenticità e provenienza non secondario, spesso citato nelle schede di stima delle principali case d'asta. Milano ha svolto anche una funzione logistica nel mercato delle opere di Mitoraj: diverse gallerie del quadrilatero dell'arte — in particolare nell'area tra Via Montenapoleone e Corso Venezia — hanno agito come intermediari per collezioni private che cedevano bronzi acquisiti negli anni Novanta, alimentando un mercato secondario informale ma attivo ancora oggi. Le dimensioni più ricercate in questo segmento rimangono quelle comprese

Il rapporto tra Mitoraj e il sistema espositivo milanese non si esaurisce con le presenze permanenti in spazio pubblico. La Fiera Milano, attraverso MiArt — la principale fiera d'arte moderna e contemporanea della città — ha ospitato più volte opere dello scultore polacco-francese, sia nelle edizioni precedenti alla sua morte nel 2014 sia in quelle successive, quando il mercato secondario ha iniziato a strutturarsi in modo più definito. Gallerie italiane di medio profilo, attive nel segmento della scultura del Novecento, hanno utilizzato la piattaforma milanese per proporre bronzi di formato medio, tra cui esemplari di Perseo e Ikaro, a una clientela di collezionisti privati interessati a opere di dimensioni compatibili con ambienti residenziali di pregio. Il formato cosiddetto "da appartamento" — fusioni originali con altezza compresa tra i trenta e i settanta centimetri, spesso accompagnate da certificazione della fonderia Versiliese di Pietrasanta — rappresenta ancora oggi il segmento più liquido del mercato Mitoraj in Italia, con valutazioni che si attestano generalmente tra i 18.000 e i 65.000 euro a seconda del soggetto, della patina e della numerazione all'interno del tiraggio. Milano, in quanto nodo primario del collezionismo italiano, concentra una quota significativa di queste transazioni, molte delle quali avvengono al di fuori dei canali d'asta attraverso trattative private facilitate da dealer special

Il rapporto tra Mitoraj e il contesto culturale milanese si estende anche alla dimensione editoriale: nel 1990 Fabbri Editori pubblicò una monografia dedicata allo scultore, con testi critici di Germano Celant, che contribuì a diffondere la sua opera presso un pubblico colto ma non specialistico, consolidando la sua presenza nel dibattito artistico italiano in un periodo in cui il mercato del bronzo contemporaneo era ancora dominato da nomi come Arnaldo Pomodoro e Giacomo Manzù. Quella pubblicazione rimane oggi un riferimento bibliografico ricercato dai collezionisti più attenti, poiché documenta opere di piccolo formato — tra cui varianti di Eros Alato e studi per Perseo — che non compaiono nei cataloghi ragionati successivi, rendendo il volume uno strumento utile per l'attribuzione e la provenienza. Sul fronte del mercato secondario milanese, la casa d'aste Sant'Agostino — attiva nel capoluogo lombardo con sessioni periodiche dedicate alla scultura del Novecento — ha proposto negli ultimi anni esemplari di Tindaro in formato ridotto, con risultati compresi tra i 18.000 e i 55.000 euro a seconda della patina, della numerazione e della presenza di documentazione originale della fonderia Pietrasanta. Gli acquirenti più avveduti verificano sistematicamente la corrispondenza tra il numero di fusione inciso sulla base e i registri della Fonderia Mariani

Il rapporto tra Mitoraj e il sistema fieristico milanese si manifestò con particolare intensità durante gli anni Novanta, quando miart — la fiera internazionale d'arte moderna e contemporanea di Milano — iniziò ad accogliere gallerie europee che trattavano la sua produzione grafica e bronzea di piccolo formato. Tra queste, la Galerie Tamenaga, con sede a Parigi e Tokyo, portò più volte a Milano esemplari di Eros Bendato e Testa di Notte, opere di dimensioni contenute ma di straordinaria densità formale, che trovarono acquirenti principalmente tra collezionisti lombardi già orientati verso la scultura figurativa del secondo Novecento. Il contesto milanese risultava particolarmente fertile: una committenza privata abituata a dialogare con la scultura monumentale attraverso le donazioni civiche degli anni Settanta e Ottanta era pronta a recepire un linguaggio che reinterpretava il frammento classico in chiave contemporanea. Sul versante istituzionale, il Museo del Novecento — inaugurato nel 2010 nel Palazzo dell'Arengario — pur non conservando opere di Mitoraj nella propria collezione permanente, ha rappresentato nel dibattito critico milanese un termine di confronto costante per situare la sua produzione rispetto alla tradizione della scultura europea del XX secolo. Diversi storici dell'arte che collaborano con il museo hanno incluso Mitoraj in percorsi tematici dedicati al rapporto tra modernità e antichità, col

Il rapporto tra Mitoraj e il sistema espositivo milanese non si esaurisce con le presenze permanenti in spazio pubblico. Tra il 1988 e il 1992, la Galleria Pieter Coray — attiva a Milano oltre che in Svizzera — presentò una serie di esposizioni dedicate alla produzione in bronzo di piccolo formato, introducendo opere come Centauro e Ala a una clientela di collezionisti privati lombardi con interessi nell'arte contemporanea mediterranea. Queste mostre documentano una fase della ricezione milanese di Mitoraj spesso trascurata rispetto alla narrativa centrata sulle grandi installazioni pubbliche: quella di un mercato locale che assorbì sistematicamente edizioni di formato contenuto, tra i trenta e i sessanta centimetri, in tirature che raramente superavano gli otto esemplari. Sul mercato secondario attuale, i bronzi milanesi di questo periodo — identificabili attraverso le etichette di provenienza delle gallerie o i certificati originali — tendono a spuntare prezzi leggermente superiori rispetto a esemplari della stessa opera privi di storia espositiva documentata, poiché i collezionisti più attenti riconoscono nella provenienza italiana degli anni Ottanta una garanzia di autenticità e di collocazione cronologica nella fase più fertile della produzione dell'artista. Da segnalare anche il ruolo della Fiera di Milano nell'internazionalizzazione del suo mercato: in più edizioni di miart, la fiera d'arte

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Le opere di Mitoraj a Milano — torso monumentale in Piazza del Carmine nel quartiere Brera e opere al Teatro alla Scala.

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Vedi anche: English version · Europe Map · All Cities

Su Questa Collezione

Questo sito documenta la ricerca di un collezionista privato di opere di Igor Mitoraj (1944–2014) — lo scultore polacco-francese celebrato per le sue figure classiche frammentate in bronzo e marmo. Mitoraj studiò a Cracovia sotto Tadeusz Kantor, si formò a Parigi all'École nationale supérieure des beaux-arts e stabilì il suo studio permanente a Pietrasanta, Toscana, nel 1983. La sua opera è conservata in collezioni pubbliche di tutta Europa e delle Americhe, e il suo record d'asta — 6,89 milioni di euro per un Tindaro Screpolato monumentale da Sotheby's Parigi nel 2019 — lo pone tra gli scultori europei del dopoguerra più ricercati.

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